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Buried light

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You say goodbye from the passenger seat
I watch you walk away as the fresh morning air hits me
I will see you again, with us there’s no real end
I just don’t know when

Cause there’s something about you
I can’t even explain to myself
We’ve made a big mess and we know it
but we both never minded a little chaos

You’re getting lost in your dark memories
I stare at your face as you share them with me
You talk about drugs and pain and scars that still bleed
I wish I could be the cure that you need

If only you could see
you’re so much more than a hopeless victim
there’s a light inside of you that you’ve never seen,

but I did.
And I felt it,
And I hugged it standing on the corner of the street,
And I kissed it hard,
And I laughed with it.
I took it by the hand and watched it
as it was hitting me
so hard
I think I’ve drowned in it.

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The chaos

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It was May and we were together
your hand close to mine
I felt my heart getting warmer every time you laughed

And we knew that what we had was special
The things people said, they didn’t matter
but I wasn’t ready for this
And you smiled because you knew it

I left you all on your own at the door
walked away without looking at you
I thought it was the right thing to do
If only back then I knew

That I’d found a treasure and left it to die
I could have been queen but preferred to hide
Away from a feeling that could have saved me,
But even if you tried, you couldn’t fix me.

It’s been so long since I last saw you
I know we both went separate ways
But there are things I’d like to say
Words I have to get off my chest

You were the victim, I was addicted
Had such high expectations
A whole world in my imagination
but let me get this straight
I would do it all over again

Now it’s 1 a.m and I can’t sleep
drowning in our memories
All of the things that could have been
If only I had seen
The beauty of what was standing right in front of me
But I got lost in my own selfish dreams

And I hope you still think of me sometimes
And I hope you still care
even after all this time
because I wanna give us a second chance
I wanna give you the love that you deserved

I thought we were fine
That we could leave the past behind
but you seem to me so damn hard to reach
Is the blame all on me?
‘Cause I’m trying to apologize

I keep talking but you don’t listen
I see it in your eyes that you’re distant
All these damn thoughts inside my head
Darling, do you even care?

And suddenly I see things more clearly
All the things that made me bleed, baby
You’re so full of yourself
You don’t even pretend
Your mood swings, they drive me crazy
You walk with your head down
like you don’t care about a single thing

But your smile, so sweet
And when you laugh you always lean your head towards me
And I know you’re insecure
And it makes me want you even more
And I know you’re complicated
You’re obsessive, you suffocate me
You’re dark and bright
But I can take it

And despite everything I did
And despite all your issues and my instability
I know I could still fall for you
And you know
I would.

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Ricordi

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Apple lo abbracciò forte, inspirando forte il suo profumo. Era il profumo di sempre, loro due erano gli stessi di sempre, eppure tutto era cambiato. Era l’ultima volta che avrebbe sentito quel profumo così da vicino, di questo era sicura.
Si staccò da lui guardandolo negli occhi. I suoi occhi marroni e profondi, che celavano storie e segreti che un tempo lui aveva voluto condividere con lei. Quegli occhi che in passato si illuminavano mentre la guardava, occhi nei quali si era persa così tante volte. Occhi che ora sentiva così distanti, come se fra loro ci fosse un muro invisibile che le impediva di poter scavare più a fondo, dentro a quel marrone chiaro.
Gli rivolse un ultimo sorriso impacciato e si allontanò da lui senza voltarsi.
Era arrivato il momento. Gli aveva detto addio, di nuovo. Eppure, quella volta aveva fatto molto più male.
Aveva tentato di mentire a sé stessa, illudendosi che ci fosse ancora qualcosa. Aveva voluto insistere, era annegata nel ricordo di quello che erano stati un tempo, e aveva chiuso gli occhi di fronte a quella che ora le appariva come l’unica, amara, verità: era tutto svanito.
La sera in cui l’aveva rivisto per la prima volta, solo quella sera, aveva sentito di nuovo lo stomaco in subbuglio e il cuore nel petto diventare un po’ più leggero. Solo quella sera aveva sentito il suo sguardo muoversi involontariamente dai suoi occhi alle sue labbra, mosso da una forza che lei stessa non era riuscita a controllare. Aveva pensato che forse – forse –  tutto sarebbe tornato come prima. Che loro due sarebbero ritornati quelli di sempre.
Ma all’arrivo del giorno, tutto le era apparso molto più chiaro.
Era passato del tempo, e tutto era cambiato. Lei era cambiata, lui era cambiato. C’erano stati altri amori, altre lacrime, troppe esperienze che non avevano vissuto insieme.
Aveva sperato fino all’ultimo che quell’ intesa, quella forza che un tempo li aveva tenuti uniti sarebbe ritornata, ma aveva sperato invano. E ora non le rimaneva che tenersi aggrappata ai ricordi del loro passato, cercando di dimenticare il presente.
Perché lei voleva ricordarlo così. Voleva ricordarlo seduto sulla panchina di fronte alla scuola ad aspettarla. Voleva ricordarlo mentre correva verso di lei con il giubbotto in mano per ripararla dalla pioggia. Voleva ricordarlo mentre la aspettava fuori dall’aula a chiacchierare con le bidelle, giusto il tempo di darle un bacio di nascosto prima di scappare in università. Voleva ricordarlo per i pranzi insieme, per le chiacchierate interminabili seduti al bar vicino a casa sua, talmente assorti l’uno dall’altro che nemmeno si rendevano conto del tempo che passava. Voleva ricordarlo seduto sul suo divano verde scuro con in mano una chitarra, per la canzone che aveva scritto per lei ma che non aveva mai voluto farle sentire. Voleva ricordarlo mentre la seguiva con lo sguardo mentre lei si allontanava, senza staccarle gli occhi di dosso, fino al momento in cui entrava in macchina. Voleva ricordarlo abbracciata a lei sul ciglio della strada dopo un pomeriggio intero passato insieme, che non era mai abbastanza per entrambi. Voleva ricordarlo per ogni piccolo gesto fatto per lei, per ogni volta che si era presentato a casa sua di sorpresa solo per vederla, per darle un bacio, per dirle che era bella anche da struccata e con indosso il pigiama.
Voleva ricordare questo, e dimenticare quel muro, quella barriera che aveva sentito tra loro dopo averlo rivisto dopo così tanto tempo. Forse doveva andare così, era giusto che andasse così. Non voleva piangere, non voleva stare male, voleva poter lasciare da parte la nostalgia e sentire il cuore riempirsi di gratitudine per il solo fatto che un tempo si era sentita così, un tempo in cui avevano condiviso qualcosa di speciale.
Qualcosa che non era più parte della sua vita, ma che sempre avrebbe custodito in un angolo del suo cuore.
Sì, doveva essere felice. Doveva essere grata e sorridere. E andare avanti.
Apple allora si sforzò di sorridere, mentre apriva la porta di casa e toglieva le chiavi dalla serratura.
Ma una volta varcata la soglia, si guardò intorno nella stanza deserta e dentro di sé sentì il vuoto invaderle lentamente il petto.

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Demoni.

e88034c2ecc05b5bcebe76e09d2b7dcaSono cresciuta sentendomi una ragazza forte.
Mi sono sempre etichettata come intoccabile, irremovibile. Invulnerabile. E la cosa peggiore è che chiunque mi stesse vicino diceva lo stesso di me, inclusa la mia famiglia. Per questo, sono cresciuta nascondendo le mie sofferenze, asciugandomi le lacrime da sola, ripetendomi di andare avanti, di voltare pagina.
Niente era abbastanza grave da farmi cadere. Al massimo inciampavo, ma subito ero pronta a rimettermi in pista e a continuare a camminare, a testa alta.
Credevo di poter continuare così all’infinito. Fingendo, celando i miei demoni a chiunque, arrivando perfino a negare a me stessa la loro esistenza.
E per un po’ ha funzionato. Per diciotto anni sono andata avanti così, stringendo i pugni e abbozzando un sorriso. Di fronte agli altri ero sempre allegra e solare, un vulcano di energia.
Le mie paure e il mio dolore li lasciavo a casa, ma ero brava a sbarazzarmi di loro. O forse, semplicemente, li spingevo fuori dalla mia camera, in modo da non vederli più.
E se non li potevo vedere, allora non esistevano.
Il problema è che questo meccanismo infallibile ha smesso di funzionare. I demoni che credevo di aver buttato fuori sono venuti a bussare alla mia porta, e ho dovuto aprire. Si sono fatti spazio nella mia cameretta e l’hanno invasa da cima a fondo.
Sono andata in panico. Erano così tanti, e non potevo più nasconderli. Non c’era spazio, era impossibile. Sono stata costretta ad affrontare la loro vista ogni giorno. Quando ho chiuso gli occhi, loro hanno preso a gridare.
Così ho smesso di lottare. Lottare per mandarli via.
Non potevo più mentire. Erano lì, di fronte a me. Io li vedevo, li sentivo.
E, cosa peggiore, anche gli altri li vedevano, li sentivano.
Nella mia famiglia hanno cominciato a fare domande. Cosa ti succede, mi dicevano, non sembri più tu. Gli amici hanno cominciato a preoccuparsi. “Sei diversa”, hanno cominciato a dire.
Quella parola, diversa, non potevo sopportarla. Non ero diversa. Ero cambiata solo un po’.
I loro commenti mi facevano stare male. Mi umiliavano e mi imbarazzavano. Odiavo il fatto che chiunque potesse percepire la mia debolezza.
Così ho cominciato a chiudere le porte.
Io non potevo evitare di vedere i miei demoni, ma potevo fare qualcosa per far sì che gli altri non li notassero.
Così eccomi qui: seduta in un angolo in camera mia. Fragile e vulnerabile. Ciò che credevo di non essere, lo sono diventata.
La mia forza, da sempre ciò che più mi caratterizzava, se n’è andata. Forse in realtà c’è ancora, nascosta da qualche parte nella mia stanza, ma è tutto così in disordine che non la trovo più.
E comincio a temere che non la ritroverò mai più.
Ho imparato tanto. Sto imparando tanto da tutto questo, e per questo sono grata.
Sto imparando che niente è per sempre, e che tutto nella vita cambia, nulla rimane uguale. Situazioni, luoghi, persone… è tutto in movimento.
Sto scoprendo una nuova parte di me che prima non conoscevo. Sto scoprendo che essere fragili ha anche lati positivi, che è bello ogni tanto concedersi di stare male.
Non so se sarò mai la persona che ero prima. Forse no, e magari è meglio così.
Sono passata da un estremo all’altro: da estremamente forte a estremamente vulnerabile.
Ciò che mi serve è un po’ di equilibrio, ma non so bene dove trovarlo.
Forse mi serve solo un po’ più di tempo, o magari più voglia di cambiare. Ogni tanto mi abbandono all’idea di essere quella che sono, e smetto di lottare. Mi lascio travolgere dalla tristezza e dalla nostalgia, e non trovo l’energia per guardare avanti.
Non so come farò a salvarmi, ma so che prima o poi succederà.
Perché in fondo sono una combattente, e se ho un obiettivo faccio di tutto per raggiungerlo.
Devo solo credere di più nel fatto che lo raggiungerò, prima o poi.  Da sola, perché solo io mi posso salvare.
E mi salverò.
Guarderò in faccia i miei demoni, uno ad uno, per poi sorridere e ringraziarli della visita. Li osserverò uscire dalla mia porta, con la consapevolezza che forse, un giorno, potranno ritornare.
Ma a quel punto saprò riconoscerli, e saprò come affrontarli.
Non sarò più spaventata, e li sconfiggerò.

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Argilla.

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Un giorno una cara amica mi ha detto che l’unica cosa certa nella vita è il mutamento. Non c’è nulla nell’universo che rimanga allo stesso stato per l’eternità: gli alberi perdono le foglie, le piante fioriscono, il cielo non è mai dello stesso colore.
Eppure a volte lo desidero così tanto. Desidero poter fermare questo fiume che scorre incessantemente, rimanere sospesa in un istante infinito.
Invece la vita non si ferma, non ti aspetta. Non ti lascia tempo per adattarti, per capire. Capire chi sei, chi eri, cosa sei diventato.
Allora tu rimani lì, fermo, di fronte alla tua figura riflessa nello specchio. Così familiare eppure così distante. Ti guardi dritto negli occhi e quasi ti viene da ridere, perché in fondo è tutto così assurdo, e forse non capirai mai.
Io non l’ho capito. Non lo so nemmeno io chi sono diventata, e a stento ricordo com’ero. Ogni tanto ci provo, provo a fingere che nulla sia cambiato, ma non ci riesco. Non posso.
Osservo il mio viso nelle vecchie fotografie e so che non sarò mai più quella persona. Ed è a quel punto che crollo, perché mi manca, perché mi manco.
Sento dentro di me un impulso irrefrenabile a fuggire, fuggire da questa nuova me, da questi nuovi pensieri che sento non appartenermi.
Dicono che dai momenti bui si può rinascere. Ma cosa succede quando sei tu a non voler rinascere? Quando sei troppo attaccato all’immagine di te steso che ti sei costruito durante una vita intera? E’ come se qualsiasi certezza svanisse, come se tutte le pagine del libro che avevi scritto bruciassero lentamente, trasformandosi in cenere. Ti ritrovi spogliato di tutto ciò che ti apparteneva, con solo una penna in mano, di fronte a una pagina bianca che aspetta di essere macchiata d’inchiostro. E improvvisamente ti rendi conto di non ricordare più come si faccia a scrivere. E hai paura.
Io ho paura. Di ciò che mi aspetta, di vivere con questa sensazione sempre addosso. La sensazione di non sapere più nulla di quella che sono. Come se fossi fatta di argilla. Malleabile, mutevole, instabile.
E ho paura.

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Lacrime di bambina.

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Questa sera voglio dirmi che mi voglio bene. Voglio prendere in braccio la bambina ferita che vive dentro alla mia anima e cullarla fra le mie braccia, sussurrandole che va tutto bene, ricordandole che si merita di essere amata ed ascoltata. Ricordandole che è speciale.
Se chiudo gli occhi, la vedo ancora lì, rannicchiata nel suo letto con il cuscino sopra le orecchie nel tentativo di non udire le grida dei suoi genitori. La vedo seduta sulla sedia della cucina, in silenzio, perché tanto ciò che ha da dire sicuramente non è importante. La vedo correre da sua madre dopo un litigio per chiederle se va tutto bene, per asciugare le sue lacrime. La vedo guardare di sottecchi suo padre, quell’uomo grande e grosso che le fa tanta paura.
Perché lei non sa, non può sapere.
Non può sapere cosa c’è dietro i loro continui litigi: anni difficili, un amore svanito fra due anime che non si sono mai appartenute. Eppure sono rimasti insieme, per lei, per suo fratello, per mantenere in piedi la famiglia.
La verità è che una famiglia non lo sono mai stati. Non lo saranno mai.
Spesso suo padre le promette che le cose cambieranno, che smetterà di litigare con sua madre, ma lei non ci crede più, ha smesso di dargli fiducia. Non gli risponde, non lo guarda nemmeno negli occhi. Lui le chiede di dargli un bacio sulla guancia, ma è un bacio forzato. Un bacio che non sa di niente. A volte sente che vorrebbe scappare da lui, gridargli addosso e farlo sentire in colpa per tutto il male che le ha fatto, per tutto il male che le fa. Non si rende conto che quella rabbia è solo un modo per nascondere il suo unico, vero desiderio: sentirsi profondamente, completamente amata da lui.
Quella bambina vive ancora dentro di me, non se n’è mai andata. Le sue ferite bruciano ancora, fanno male. I suoi occhi sono ancora pieni di lacrime, ma il suo cuore è ancora pieno di amore. Quell’amore che avrebbe tanto voluto sentire, toccare, odorare. Quell’amore che forse un tempo c’era stato fra i suoi genitori, ma che lei non aveva mai visto.
Quella bambina mi chiede di essere guarita. E’ stanca, stanca di essere sempre quella forte, quella che sopporta tutto in silenzio. E’ stanca di tenersi tutto dentro, stanca di affrontare il dolore da sola.
Non posso cambiare ciò che è stato. Non posso cambiare il passato di quella bambina. Non posso mutare i suoi sentimenti.
Però posso abbracciarla. Posso guardarla negli occhi e dirle che andrà tutto bene. Posso tenerla stretta e coccolarla.
Devo farlo. Per me stessa, per quella che sono diventata, e per lei.
Perché se lo merita.
Perché me lo merito.

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Catene invisibili.

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In quest’ultimo periodo, sono arrivata alla conclusione che la maggior parte delle decisioni che prendo non sono dettate dalla mia volontà, ma da quella degli altri. E’ triste ammetterlo, ma è così.
Da piccola non vedevo l’ora di crescere per essere libera e indipendente, mentre ora, quasi ventenne, mi sento come un uccello un gabbia, una gabbia fatta di pregiudizi, etichette, aspettative che gli altri addossano su di me. Non riesco a mostrarmi per ciò che veramente sono, e do’ troppa importanza a ciò che gli altri desiderino che io sia.
Quante frasi mai dette, opinioni tenute nascoste, opportunità rifiutate solo per timore di deludere gli altri, di ferirli, o anche semplicemente di sorprenderli. Sono arrivata a reprimere l’istinto, a fermarmi a riflettere prima di dire qualsiasi cosa; non riesco ad aprirmi con qualcuno senza averlo prima inquadrato, in modo da poter sapere come comportarmi.
“Forse dovrei tenerlo per me, magari ci rimane male”, “E’ meglio che io non dica niente, non voglio litigare”, “Non dovrei farlo, nessuno si aspetta che io agisca in questo modo”.
Paura, timore di dire qualche cosa di troppo, incertezza, insicurezza. Nascondo la vera me per accontentare gli altri, per non deluderli, per assecondare le loro aspettative, mentre la mia vera natura tenta disperatamente di uscire, di farsi conoscere, di far sentire la propria voce.
La verità è che non devo spiegazioni a nessuno. Nessuno di noi deve spiegazioni a nessuno. Ciascun individuo è unico ed irripetibile; ce lo diciamo di continuo, eppure pretendiamo che tutti si comportino allo stesso modo. Chi non si conforma è il folle, il ribelle, l’alternativo, quello strano. Ammiriamo i “matti” dei film che guardiamo in televisione o dei libri che leggiamo, mentre isoliamo quelli che incontriamo ogni giorno nella vita reale. Ci aspettiamo che gli altri si comportino esattamente come ci comporteremmo noi, senza accettare il fatto che ciò non è possibile.
Sono stanca di dover continuamente adattarmi agli altri e alle loro aspettative. Stanca di fare ciò che gli altri si aspettano che io faccia, di dire ciò che gli altri si aspettino che io dica. Devo accettare il fatto che non riuscirò mai ad accontentare tutti. Non riuscirò mai ad essere contemporaneamente ciò che i miei genitori, i miei insegnanti, gli amici e i conoscenti desiderino che io sia.
Quando non dico ciò che penso o reprimo un istinto, è perché non mi amo abbastanza. Per questo motivo sento il bisogno di soddisfare le aspettative degli altri: dentro di me, spero che accontentandoli essi possano essere in grado di apprezzarmi. Se io non riesco ad amare me stessa, tento almeno di farmi amare dagli altri.
Nel momento in cui smetterò di cercare ossessivamente amore e apprezzamento nelle persone che mi circondano, lasciando che questi sentimenti crescano dentro di me, sarò libera di agire secondo la mia volontà.
Spesso ci illudiamo che l’amore debba per forza provenire dall’esterno, senza renderci conto che il nostro cuore è in grado di provare abbastanza amore per farci sentire sereni e in pace con noi stessi.
Solo quando riusciremo a provare amore dall’interno, potremo vivere davvero felici.
Fino ad allora, continueremo a vivere illudendoci di essere liberi e indipendenti, mentre catene invisibili continueranno a tenerci stretti agli altri, impedendoci di muoverci come veramente vorremmo.